Storia

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All’interno dell’Erasmo da Rotterdam, è stato sviluppato il “Progetto Scuole Aperte”, il cui finanziamento ha consentito di creare un “Laboratorio Permanente di Robotica”, ed estenderlo ulteriormente nel prossimo futuro ai ragazzi più piccoli per aumentare l’opportunità, anche con una azione di diffusione verso le scuole medie di primo grado, di avvicinarsi a questa interessante disciplina, il cui potere di motivazione verso le nuove tecnologie è ormai riconosciuto in tutte le realtà scolastiche, non solo a livello nazionale ma anche mondiale.

L’esperienza è molto stimolante: lavorare in gruppo, avere dei problemi comuni da risolvere, anche alle volte piuttosto originali, dover trovare soluzioni, dover liberare le proprie capacità logiche per inventare strategie particolari, imparare a utilizzare il proprio bagaglio di conoscenze scolastiche per acquisire delle vere e proprie competenze e, soprattutto, fare tutto ciò insieme ai propri compagni abituandosi a collaborare e ad aiutarsi a vicenda.Gli studenti coinvolti parteciperanno alla manifestazione nazionale della Robocup Jr.

 L’idea di partecipare alla Robocup Jr Italia ha iniziato a prendere vita fin dal primo anno in cui questa manifestazione si è tenuta in Italia, ovvero la RCJ svoltasi a Torino nel 2009.In quell'anno il nostro Istituto poté fruire di un finanziamento all'interno di un programma generale denominato Scuole Aperte, che si proponeva lo scopo di estendere l'offerta formativa della scuole con attività integrative pomeridiane. Tra le varie attività finanziate erano presenti quelle che proponevano interventi mirati ad approfondire l'interesse nell'ambito delle discipline tecniche e scientifiche.

Fu proprio nel 2009 che il Professor Giulio Vitale pensò di istituire all'interno dell'ITCS Erasmo da Rotterdam un “Laboratorio Permanente di Robotica Didattica” con lo scopo di creare uno spazio attrezzato nel quale si potesse sperimentare una nuova forma didattica, scelta volontariamente, in cui ribaltare il classico rapporto docente-studente. In questo laboratorio, gli studenti diventano i veri sperimentatori, ovvero gli attori principali che decidono le linee generali di ricerca e di sperimentazione, si organizzano in “team” per essere in grado di affrontare e risolvere i problemi legati agli obiettivi scelti. Il rapporto con il docente diventa simile a quello normalmente instaurato con un consulente esperto, in grado di offrire le tecnologie e gli strumenti di base necessari a perseguire gli scopi della ricerca e con il quale discutere e individuare le linee guide.

In quest'ambito il Prof. Vitale propose ad alcuni giovani di terza e di quarta dell’indirizzo di informatica e telecomunicazioni di provare a realizzare un robot auto-costruito capace di seguire una linea ed individuare eventuali vittime lungo il suo percorso, per aderire alla prima manifestazione della Robocup, che in quell'anno si sarebbe svolta a Torino. Ebbe inizio così una lunga serie di lavori, dei quali, forse, all’inizio, non si aveva neppure il lontano pensiero della loro esistenza! Un’impresa quasi “titanica” che accompagnò questa squadra a Torino e che la portò a presentarsi  come uno dei pochissimi team che partecipavano con un robot auto-costruito.

 L'idea portante fu quella di proseguire un'esperienza nata nel corso di Elettronica Digitale, cioè di usare le logiche programmabili come tecnologie fondanti per la realizzazione della piattaforma di base, proprio per avere a disposizione un ambiente flessibile, da modellare alle nostre esigenze, in cui ogni singolo organo d'interfaccia, fosse discusso e determinato collettivamente, prima di essere implementato. Il docente si sarebbe offerto di fornire al “team” la sua esperienza per la definizione del microcomputer principale, pensato e realizzato internamente, in maniera analoga a quella che si sarebbe avuto prendendo un microcomputer già realizzato esternamente, ma con in più il vantaggio di vederlo nascere contestualmente al proprio lavoro.

La prima esperienza del 2009 non ebbe un successo eclatante, anzi il robot non fu in grado nemmeno d'iniziare il percorso: tanti erano stati le questioni da affrontare e cercare di risolvere che si  arrivò al momento della gara con un sistema solo abbozzato, non ancora pronto a competere pubblicamente. Ma quello fu solo l'inizio e il dato era tratto: i robot della Lego sarebbero stati usati come  primo approccio alla robotica didattica e la squadra dei più giovani si sarebbe cimentata con quelli. Rimaneva comunque l'idea di continuare a far evolvere il nostro progetto iniziale e di renderlo man mano più competitivo.

In questa esperienza ormai triennale risiede tutto il senso del nome che la squadra scelse prima di partire: Transistor's Team.Il transistor come ben sappiamo è un piccolo oggetto capace di tanto, difficile da usare, detta le condizioni per ottenere il giusto lavoro, insomma un oggetto dalle tante difficoltà di impiego ma che vuole lasciare il segno indelebile della sua presenza.Così è stato scelto di valorizzare questo incredibile componente elettronico e renderlo la piccola mascotte del gruppo, nell’impegno ad un vero lavoro di TEAM.

 Dopo la clamorosa uscita di gara agli inizi, il robot è divenuto modello di esperienza per la nuova versione che ha gareggiato a Vicenza nel 2010, questa volta però da due ruote motrici si è passati ad un cingolato, anch’esso interamente auto-costruito.

Il tempo ha insegnato molto alla squadra e il 2010 ha portato un grande successo, seppur non qualificandosi, alla seconda versione del robot che a Vicenza riuscì a superare bene le prime due parti dell'arena  ma  fermandosi  in  cima  alla rampa per difetto di potenza meccanica e di equilibrio costruttivo.Senza scoraggiamento, il 2011  apre  alla nuova gara a Catania, con NESSY,nome di battesimo del nuovo cingolato.

 I passi che sono stati fatti, riflettono tutto l’impegno e la costanza che la sinergia tra il Professor Vitale e i suoi studenti hanno avuto gli anni scorsi, ma, proprio perché l’esperienza resta un fattore particolarmente importante, quest’anno, il Transistor's Team ha scelto di chiedere,per la parte meccanica(poiché la scuola non ha la strumentazione  sufficiente),aiuto ad alcune aziende del territorio. La società Futura Elettronica ha risposto all'appello,fornendo materiali e risorse tecniche e umane che si sono messe a disposizione per favorire un lavoro che vuole allargare gli orizzonti e condividere le proprie conoscenze con gli altri ragazzi che concorrono per crescere ed imparare dalla robotica. 

Come in ogni team, si evidenzia la difficoltà del lavoro di gruppo, ma anche la tenacia e la collaborazione che ogni membro ha per comprendere il robot in ogni sua parte, ma soprattutto per migliorare il proprio modo di porsi nei confronti del "collega".
 A questo progetto, inoltre, hanno supportato la squadra il professor Filippo Bilardo,docente dell’attuale V°C, tutti i  professori che chiedendo e informandosi sull’andamento dei lavori spronano sempre il Team a proseguire  nel  suo  progetto e la scuola, che, nonostante qualche difficoltà amministrativa, ha permesso al Gruppo di lavorare.

Per ulteriori informazioni clicca qui.

Il Team vuole ringraziare tutti coloro che hanno aderito con passione, sostegno, impiego di tempo e denaro, per la loro disponibilità e presenza necessaria che hanno fatto giungere il Transistor's Team e DroidER's Team a questo livello.